“Paolo mandò a chiamare i discepoli e, dopo averli incoraggiati,
li salutò e si mise in viaggio per la Macedonia.” (At 20, 1)

Per accogliere l’altro…

Carissime famiglie,
spesso a casa, in Comunità, al lavoro o altrove, ci si può sentire a tal punto indispensabili da non delegare mai a nessuno mansioni che potrebbero benissimo essere svolte o apprese da altri e così alleggerire la propria vita, evitando di chiudersi in se stessi e di sentirsi appesantiti.
Nella Bibbia, troviamo esempi di condivisione e di fiducia concreti in cui si coinvolgono gli altri in un servizio responsabile e fraterno.
Negli Atti degli Apostoli, i discepoli di Gesù affidano ad un gruppo di sette diaconi il servizio delle mense dei poveri, per potersi dedicare più efficacemente all’annuncio della Parola di Dio (Atti 6,1-7); inoltre, in ogni piccola Comunità cristiana che si formava dopo la Resurrezione di Gesù, c’era una presenza variegata di persone che, come in un corpo solo, agivano e servivano gli altri, per l’edificazione del Regno di Dio, in cui ognuno si sentiva parte integrante con umiltà e semplicità. (At 2,42-48).
Le tensioni e i conflitti non sono mancati nelle primitive Comunità; infatti, con fatica, a volte, si affrontavano problemi di convivenza e di accettazione ed inclusione degli altri. C’erano difficoltà da parte dei giudei cristiani ad accogliere persone “straniere”, di origini ellenistiche, convertite al cristianesimo (At 15).
Oggi come ieri, diventa fondamentale, per potere accogliere gli altri e sentirsi parte di un tutto ben armonizzato, organizzarsi con una serena distribuzione di compiti, in cui ognuno possa sentirsi in grado di contribuire, per la sua parte, al bene comune, mai assolutizzando quello che fa.
Occorre sentirsi e far sentire gli altri, di essere parte di un tutto, superando l’idea di essere indispensabili ed insostituibili. Nel Vangelo, Gesù ci fa comprendere l’importanza di fare le cose in maniera spassionata e gratuita: “Siamo servi inutili” (Lc 17,7-10) cioè quel che conta alla fine è di avere accolto gli altri e di aver vissuto un servizio senza morbosità ma per la pura gloria di Dio, trasmettendo il proprio sapere e la gioia del Vangelo della Pace, della benevolenza e dell’inclusione agli altri.
Pensate che un mondo di pace possa nascere a partire dal proprio ambiente, con la tessitura paziente e la condivisione di compiti e servizi per diventare Comunità sempre più accogliente, fiduciosa e fraterna? Esercitiamoci in questo mese speciale dedicato alla pace, a sentirci corresponsabili di azioni concrete a favore degli altri e mai al centro del mondo!

Auguri benedicenti di un anno ricco di amore fecondo!

p. Giorgio e p. Bernardo

Comunicazioni di p.Giorgio