Lettera agli amici per l’inizio
dell’anno pastorale 2016-17


Una lettera  sulla Speranza che prende l’ispirazione dalle seguenti parole
di papa Francesco:


(Papa Francesco, a Santa Marta, il 29 ottobre 2013).
“Speranza che insiste”
Davide M. Turoldo


Carissimi amici,
in  questo anno che è davanti a  noi  vogliamo riflettere sulla  via maestra della  speranza, partendo da tre aneddoti  relativi  alla vita  di tre persone specialissime:  d.  Tonino  Bello,  Madre  Teresa  di  Calcutta  e  Dietrich Bonhoeffer. Don Tonino Bello, il vescovo profeta morto a Molfetta più di venti anni fa, facendo una visita pastorale alla sua gente emigrata in  Argentina, subito volle tuffarsi in un luogo di grande povertà e miseria, un villaggio fatto di catapecchie e pieno di pozzanghere  in cui sguazzavano, correndo,  torme di  bambini  che  facevano  volare  un  aquilone.  All’orizzonte  vedeva stagliarsi le montagne dell’Argentina e, in quella speciale sera di ottobre, contemplava il cielo chiarissimo che riempiva l’aria di attese. 1

Racconta don Tonino che gli si avvicinò una bambina dal nome bellissimo: Milagro  (miracolo) che, tenendolo per mano, lo condusse nella su a casa, seguita  da  una  frotta  di  fratellini.  Un’unica  stanza  era  la  casa  di  quella famiglia numerosa;  sulla fiamma del camino una pentola bolliva e di quei “fagioli  schiumanti”  presto  si  sarebbero  nutriti  gli  affamati  bambini.  Lo sguardo  di  don  Tonino  si  posò  sulla  mamma  di  Milagro,  al  cui  collo pendeva un bambino addormentato e i cui occhi trasmettevano un senso di  pudore  e  di  dignità,  e  sul  centro  tavola:  tra  piatti  e  scodelle  c’era  un libro dal titolo “El santo Evangelio de nuestro Señor Jesus Christo”. In quel momento don Tonino avvertì un certo senso di parentela e si sentì come a  casa  sua;  solo  allora  la  donna  aprì  la  bocca  e,  guardando  il  Vangelo, disse:  “Unica  esperanza  por  nuestra  pobreza”.  Il  volto  del  vescovo  si illuminò ed egli si rese conto di non trovarsi davanti a dei disperati ma che in  quella  baracca  si  macinava  la  speranza.  Ne  ebbe  conferma  dal  segno del crepitio della fiamma del camino, fiamma che d. Tonino interpretava come la speranza dei poveri, una speranza più potente di una fiamma che riscalda  e  illumina,  impedendo  di  cadere  nella  disperazione,  nella rassegnazione o nel vittimismo.Allora comprese che in quella baracca “vibravano le attese di un mondo nuovo affrancato dalle ingiustizie”. Il grande sogno di “cieli nuovi e terra nuova“ lievitava in quella come in tante altre baracche delle periferie del mondo. Don  Tonino  diede  un  bacio  al  bimbo  addormentato  tra  le  braccia  della madre  e  poi  tornò  a  contemplare  il  Cielo.  Rivide,  uscendo  da  quella abitazione,  l’aquilone  librarsi  altissimo  sui  tetti,  trattenuto  da  un  lungo filo,  che percepì come segno della speranza che viene dal Vangelo e che dai  più  poveri  si  rivolge  alle  città  opulente  e  blindate  di  tanti  ricchi  e potenti. Il riscatto dei poveri e degli ultimi della terra!


1 Don Tonino confessa che con piacere evase le visite e i saluti formali, tralasciando le
holding  commerciali  e  le  sontuose  residenze  di  VIP  sudamericani  andando  verso  le
periferie di Buenos Aires.

Congedatosi,  raggiunse l’autovettura che lo attendeva sull’ultimo nastro di asfalto fuori del villaggio, accompagnato dallo sguardo di Milagro che continuava a fissarlo, quasi volesse continuare quel battesimo di speranza di cui lei e la sua famiglia erano stati portatori. Per don Tonino quella sera fu davvero un “milagro” di speranza! Ecco, allora,  che il mio pensiero  corre veloce alle esperienze delle tante periferie del mondo e sento una profonda comunione con papa Francesco che, nella veglia di Pentecoste del 2013,  affermava: “la Chiesa deve uscire e  dirigersi  verso  le  periferie  esistenziali”,  cioè  verso  quei  luoghi  in  cui  il Vangelo è l’unica “esperanza por nuestra pobreza”.
Qualche domenica fa, in piazza S. Pietro, c’è stata una grande festa per la canonizzazione  di  Madre  Teresa  di  Calcutta  le  cui  mani  hanno  toccato  i tanti sacramenti dei poveri Cristo di questo mondo consegnando loro la dignità, il rispetto e l’amore di cui erano stati privati. Un giorno madre Teresa, per strada, raccolse con grande venerazione in un lenzuolo bianco una persona morente che, aprendo i suoi grandi occhi, le  sussurrò:  “Perché  lo  fai?”  .  Ed  ella   rispose  semplicemente:  “Perché  ti voglio  bene!”.  Ed  ecco  che  l’aquilone  della  speranza  agitato  nel  vento argentino, va ad unirsi all’amore di un servizio spassionato e gratuito. In  piazza  S.  Pietro  papa  Francesco  ha  affermato  che  tanta  gente,  anche tanti ricchi a cui madre Teresa faceva comprendere di essere responsabili di  tanta  povertà  e  degrado,  hanno  incontrato  la  piccola  missionaria albanese ma, come sostiene Enzo Bianchi, il priore di Bose, solo i poveri tra i poveri l’hanno veramente conosciuta e toccata.
Ecco,  cari  amici,  che  in  queste  periferie  del  nostro  piccolo  mondo, minuscolo  granello  nell’universo,  arriva  la  speranza  che  non  è  tanto  un concetto  da  approfondire  o  su  cui  riflettere  in  un  salotto  letterario,  ma qualcosa che balza fuori dai luoghi che sembrano i più infernali della storia. Dietrich  Bonhoeffer,  pastore  evangelico  ucciso  a  Flossenbürg  nel  1945, all’alba della sua impiccagione, si levò dalla baracca che condivideva con decine di deportati, si inginocchiò e si affidò al suo Dio. Gli occhi di tanti erano fissi su di lui, quasi a chiedersi come facesse una persona che sta per  essere  uccisa  a  non  disperarsi.  Ma  lui,  capo  chino  e  mani  giunte, riconosceva  nello  spazio  del  suo  cuore  il  Dio  che  “abbatte  i  potenti  e innalza gli umili”.2

Immagino che quella baracca, rifugio di povera gente che aspettava solo di morire, si illuminasse di una luce nuova e che quella gente sentisse nei pori della propria pelle, cosa significasse il colore della speranza “che non delude”.3
Ecco, allora, che la speranza non è qualcosa, ma Qualcuno da accogliere; è  Gesù  il  Risorto  che  viene  a  noi  e  che  può  compiere  in  noi  lo  stesso “milagro” che ha realizzato nei cuori di don Tonino Bello, di madre Teresa, di  Dietrich  Bonhoeffer,  liberandoci  da  quelle  paure  che  ci chiudono  agli altri e ci bloccano. Gesù  viene  a liberarci  da  varie  paure:  innanzitutto,  dalla  paura  di diventare persone vere, poi dalla paura di  perdere le cose, le tante cose che possediamo, da quella di sbagliare e di essere giudicati, dalla paura di dire  la  verità  o  di  dire  come  stanno  realmente  le  cose,  dalla  paura  di rischiare,  dalla  paura  di  dire  NO,  dei  chiari  NO  di  fronte  agli  errori  ed
orrori  della storia. Insomma, da tutte quelle paure che ci attanagliano, ci impediscono di essere liberi e ci chiudono alla speranza. L’incontro  con  Gesù  e  con  la  sua  Parola  viene  a  liberarci  dalle  chiusure interiori, di gruppo, di famiglia, verso gli estran ei e verso gli immigrati.
Attraverso  Gesù  possiamo  comprendere  che  la  speranza  che  cambia  le coordinate della  storia  sta  nel  creare ponti di prossimità, di perdono, di riconciliazione. Con Gesù scopriamo che Dio è di parte, sta dalla parte dei poveri e dei peccatori e comunica loro la speranza del cambiamento.
Stare con Gesù e assorbire la sua Parola significa cambiare prospettiva e vedere la nostra storia, anche la nostra Europa vecchia e decrepita, avere possibilità di riscatto anche se il nostro mondo è  diventato una polveriera e il nostro Mediterraneo una “pianura liquida”4 nella quale affogano tanti poveri cristo.


2 La descrizione degli ultimi momenti della vita di Bonhoeffer è tratta dal libro di H. Fischer-Hüllstrung,  medico  presente  all’esecuzione:  “Il  mattino  in  cui  Bonhoeffer venne impiccato”.
3 Cfr.: Rm 5,5:”La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.
4 Definizione di Fernand Braudel, storico francese (1902-1985)

La nostra è una “speranza che insiste” anche se:
1.  i  maggiori  leader  dell’U.E.  si  sono  formati  alla  scuola  delle  grandi imprese finanziarie che dominano le politiche nazionali e tarpano le ali ad una reale democrazia;
2.  la  corruzione  sembra  essere  diventata  un  habitus  normale  che, purtroppo, solo in Italia affama 5 milioni di famiglie;
3.  corruzione  e  collusione  sono  collegate  con  un  filo  ai  cosiddetti poteri  definiti  falsamente  “forti”,  meglio  “bacati”,  che,  in  un diabolico connubio, generano mafia e delinquenza;
4.  la politica ha perso la capacità di dare forma al futuro chiudendosi nel ristretto spazio del potere da conservare;
5.  nuove  pulsioni  identitarie  e  razziste  respingono  popoli  in  fuga  dai loro Paesi in fiamme.


Di  fronte  a  tante  immagini  raccapriccianti  che  spesso  ci  propongono giornali e televisioni (chi non  ricorda quella del piccolo Aylan approdato sulle spiagge turche scappando dalla guerra?), la gente si commuove ma non  si  muove  perché  le  manca  la  speranza  che  spinge  a  costruire “aquiloni  preventivi”  che  facciano  volare  alto,  liberando  da  zavorre  e appesantimenti del cuore.5


Aquiloni preventivi sono, innanzitutto, quel consegnarsi nelle mani di Dio attraverso la forza trasformante della preghiera, l’apertura e lo spirito di riconciliazione, le piccole condivisioni di sogni, di idee, di vedute nuove, di gesti,  di  denari  ed  infine,  continuare  insieme  il  cammino  di  crescita umana e spirituale.
Cari  amici,  utilizzando  un’immagine  cara  a  papa  Francesco,  Dio  non  si  “balconea”, cioè non rimane affacciato alla finestra vedendo le sventure degli uomini senza far niente. Dio non ha pregiudizi! Com’è  incoraggiante  e  foriero  di  speranza,  il  capitolo  3  del  libro dell’Esodo, in cui Dio “ha osservato la miseria del suo popolo”, “ha udito il
suo grido a causa dei suoi sorveglianti” e sceglie di liberarlo! Un Dio che viene a “scippare” in positivo degli schiavi dalle mani del faraone.


5  Aquiloni  preventivi  è  il  titolo  di  un  libro  pubblicato  nel  2003  dagli  amici  veneti
Nandino  Capovilla  e  Elisabetta Tusset sulla triste realtà  della condizione  del popolo
palestinese.

La speranza nostra nasce nel cuore del primo testamento da una voce che dal  roveto  ardente  parla  a  Mosè  perché  si  desse  una  mossa:  “Mosè  la terra che tu calpesti è sacra! Togliti i sandali da fuggiasco, sii un nomade
errante che libera gli altri da schiavitù. Muoviti! La tua  gente non ce la fa più a reggere, ha bisogno principalmente di capire, di riflettere, di parlare cuore  a  cuore  con  me  per  potersi  muovere  e  per  potersi  liberare  dalle catene. La tua gente è diventata come i mattoni che fabbrica, un oggetto impastato di argilla ed acqua… io quando vi creai e soffiai su di voi il Soffio di vita e di amore non vi ho sognato così! Il tuo popolo non si accorge che può  lasciare  le  sue  schiavitù  e  partire  con  i  sandali  della  speranza  e  la lucerna accesa dell’amore per la vita e attraversare il deserto del mondo e le sue aridità per arrivare alla terra promessa della pace e della giustizia non alla terra delle conquiste con guerre amare e sanguinarie”.6
Un mucchio di gente, non ancora popolo, viene dunque, chiamata a fare un cammino per passare da massa a popolo, per passare dall’ignoranza e dalle tenebre della morte alla via della pace e della giustizia. Ecco  che  il  Regno  di  Dio  viene  scolpito,  come  le  tavole  delle  10  Parole, perché Dio non venga interpretato come una parola vuota  e senza senso. Esso viene scritto col “dito di Dio” sulla pietra in attesa di essere scritto nei cuori da Gesù di Nazareth col suo stile di vita impastato di amore e di giustizia, di pace, nonviolenza e perdono, di chiarezza e dono di sé.
C’è  bisogno,  per  partire,  del  consenso  di  tutti.  C’è  una  traversata  da compiere  e  non  ci  si  può  prendere  il  lusso  di  essere  divisi,  di  litigare  e sprecare  energie  nel  separarsi.  Occorre  un  tempo  ed  un  processo  di
unificazione per muoversi. Dio  vuole  liberare  il  suo  popolo  (che  non  sa  ancora  di  essere  tale),  da un’economia  dei  mattoni  e  farlo  passare  a  quella  della  speranza,  della condivisione,  dell’affetto,  del  perdono,  della  manna  che  scende,  che  va suddivisa  e  che  non  deve  avanzare  né  essere  conservata,  perché ammuffirebbe.7 Per  fare  esperienza  di  speranza,  quella  vera  come  l’aquilone  che  volava sul  villaggio  di  Milagro,  occorre  investire  in  relazioni  umane  in  maniera autentica. La felicità nasce dal seme della speranza.


6 Cfr.: Es 3
7 Cfr.: Es 16,17-19.

“Per fare un albero ci vuole un seme …”, recitava  una vecchia canzone: in quelle parole c’è una coerenza e una chiarezza che portano a qualcosa di concreto. Quante volte, nell’Egitto della nostra società occidentale, i potenti che ci governano ci presentano piatti caldi fatti di investimenti in sicurezza? Ma  di  quale  sicurezza  parliamo?  Quella  dei  muri  che  separano  e respingono? Quanti se ne dovranno ancora innalzare? Basterà  quello  di  Calais,  alto  4  metri  e  lungo  un  Km,  che  lambirà  i  due tratti di strada che portano alla città del nord della Francia e  che costerà “appena, appena” 2,7 mln di euro? Quante armi ancora dovranno essere costruite ed esportate dovunque da mercenari  senza  scrupoli  ma  col  consenso  dei  paesi  di  provenienza  (la nostra Italia è al 4° posto nel mondo come esportatrice di armi)?8

E  poi  la  terminologia  “armi  leggere”  induce  a  pensare  e  a  cadere nell’equivoco  che  esse  siano  migliori  di  quelle  c.d.  “pesanti”.  Con  le leggere si ammazza meglio! Finiamola con buonismi  ed equilibrismi! Quante città, alla  luce di ingiusti ed assurdi eventi terroristici, dovranno conformarsi  a  nuovi  standard  di  sicurezza  che,  da  un  lato,  conferiranno una sorta di certificazione d.o.c. per “nuove città sicure” ma che dall’altro, riveleranno  ancora  più  chiaramente  la  paura  verso  lo  “sconosciuto”,  lo straniero, il diverso da me? Anche la Brexit è segno di una idea di speranza senza ali che, con sofferenza, abbiamo dovuto subire come europei ed in particolare i giovani.9


8  Cfr.  La  relazione  annuale  del  governo  sull’export  militare  italiano  2015  -  appena trasmessa al Parlamento e anticipata da Nigrizia  -  mostra un aumento del 200% per le autorizzazioni  all’esportazione  di  armamenti  il  cui  valore  complessivo  è  salito  a  7,9 miliardi  dai  2,6  del  2014.  Boom  verso  Paesi  in  guerra,  in  violazione,  attraverso  vari
escamotage,  della  legge  185/1990:  il  volume  di  vendite  autorizzato  verso  l’Arabia Saudita  è  salito  a  257  milioni  dai  163  del  2014:  +58%.  Cresce  il  ruolo  delle  banche, Unicredit la più attiva. Da “Il fatto quotidiano” art. di Enrico Piovesana, 4 maggio 2016.
9  Per non parlare dei c.d. T.T.I.P e quant’altro: ”Il profeta dell’Apocalisse descrive la Roma  Imperiale  come  la  BESTIA dalle  sette  teste  che  rappresentano  i  sette imperatori.  Anche  il  nostro  Sistema  economico-finanziario  è  una  Bestia  dalle  sette teste  che  sono  i  sette  importanti  trattati  internazionali  (NAFTA,  TPP,TTIP,  CETA,

 

Geremia, 7 secoli prima di Cristo, agli albori della chiamata di Dio, scriveva:


Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Che cosa vedi Geremia?
Risposi: “Vedo un ramo di mandorlo (in ebraico = shaked).
Il Signore soggiunse: “Hai visto bene poiché io vigilo (in ebraico = shoked)
sulla mia Parola per realizzarla”.10


Nella lingua ebraica c’è un gioco di parole tra la parola  “mandorlo” e “io vigilo”. Il  mandorlo  è  il  primo  albero  a  fiorire  in  primavera ,  che  rappresenta l’inizio  della  vita.  Il  ramo  di  mandorlo  è  detto  dagli  ebrei  “ramo  della vigilanza di Dio” che realizza la Sua Parola. Ecco  allora  che  si  apre  davanti  a  noi  un  cammino  meraviglioso  fatto  di mandorli che fioriscono in proporzione al nostro vegliare, al nostro aprire il  cuore  e  gli  occhi  sulla  realtà,  per  trasformarla  con  la  forza  della speranza.
Shalom benedicente!
p. Giorgio


Portici, domenica 25/09/16

Giorno del Signore, Signore dei giorni



TISA, CAFTA, ALCA), siglati per creare un mercato globale sempre più liberista sotto la spinta delle multinazionali e della finanza che vogliono entrare nei processi decisionali delle nazioni. I trattati che ci interessano più direttamente ora sono il CETA (Accordo Commerciale  tra  Canada  e  Europa),  il  TTIP  (Partenariato  Transatlantico  per  il commercio  e  per  gli  investimenti)  e  il  TISA  (Accordo  sul  commercio  dei  servizi)”,
Lettera di p. Alex Zanotelli del 28 luglio 2016. Per informazioni:www.stop-ttip-italia.net.
10  Ger 1, 11-12.
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