Lettera agli amici per l’inizio
dell’anno pastorale 2016-17


Una lettera  sulla Speranza che prende l’ispirazione dalle seguenti parole
di papa Francesco:


(Papa Francesco, a Santa Marta, il 29 ottobre 2013).
“Speranza che insiste”
Davide M. Turoldo


Carissimi amici,
in  questo anno che è davanti a  noi  vogliamo riflettere sulla  via maestra della  speranza, partendo da tre aneddoti  relativi  alla vita  di tre persone specialissime:  d.  Tonino  Bello,  Madre  Teresa  di  Calcutta  e  Dietrich Bonhoeffer. Don Tonino Bello, il vescovo profeta morto a Molfetta più di venti anni fa, facendo una visita pastorale alla sua gente emigrata in  Argentina, subito volle tuffarsi in un luogo di grande povertà e miseria, un villaggio fatto di catapecchie e pieno di pozzanghere  in cui sguazzavano, correndo,  torme di  bambini  che  facevano  volare  un  aquilone.  All’orizzonte  vedeva stagliarsi le montagne dell’Argentina e, in quella speciale sera di ottobre, contemplava il cielo chiarissimo che riempiva l’aria di attese. 1

Racconta don Tonino che gli si avvicinò una bambina dal nome bellissimo: Milagro  (miracolo) che, tenendolo per mano, lo condusse nella su a casa, seguita  da  una  frotta  di  fratellini.  Un’unica  stanza  era  la  casa  di  quella famiglia numerosa;  sulla fiamma del camino una pentola bolliva e di quei “fagioli  schiumanti”  presto  si  sarebbero  nutriti  gli  affamati  bambini.  Lo sguardo  di  don  Tonino  si  posò  sulla  mamma  di  Milagro,  al  cui  collo pendeva un bambino addormentato e i cui occhi trasmettevano un senso di  pudore  e  di  dignità,  e  sul  centro  tavola:  tra  piatti  e  scodelle  c’era  un libro dal titolo “El santo Evangelio de nuestro Señor Jesus Christo”. In quel momento don Tonino avvertì un certo senso di parentela e si sentì come a  casa  sua;  solo  allora  la  donna  aprì  la  bocca  e,  guardando  il  Vangelo, disse:  “Unica  esperanza  por  nuestra  pobreza”.  Il  volto  del  vescovo  si illuminò ed egli si rese conto di non trovarsi davanti a dei disperati ma che in  quella  baracca  si  macinava  la  speranza.  Ne  ebbe  conferma  dal  segno del crepitio della fiamma del camino, fiamma che d. Tonino interpretava come la speranza dei poveri, una speranza più potente di una fiamma che riscalda  e  illumina,  impedendo  di  cadere  nella  disperazione,  nella rassegnazione o nel vittimismo.Allora comprese che in quella baracca “vibravano le attese di un mondo nuovo affrancato dalle ingiustizie”. Il grande sogno di “cieli nuovi e terra nuova“ lievitava in quella come in tante altre baracche delle periferie del mondo. Don  Tonino  diede  un  bacio  al  bimbo  addormentato  tra  le  braccia  della madre  e  poi  tornò  a  contemplare  il  Cielo.  Rivide,  uscendo  da  quella abitazione,  l’aquilone  librarsi  altissimo  sui  tetti,  trattenuto  da  un  lungo filo,  che percepì come segno della speranza che viene dal Vangelo e che dai  più  poveri  si  rivolge  alle  città  opulente  e  blindate  di  tanti  ricchi  e potenti. Il riscatto dei poveri e degli ultimi della terra!


1 Don Tonino confessa che con piacere evase le visite e i saluti formali, tralasciando le
holding  commerciali  e  le  sontuose  residenze  di  VIP  sudamericani  andando  verso  le
periferie di Buenos Aires.

Congedatosi,  raggiunse l’autovettura che lo attendeva sull’ultimo nastro di asfalto fuori del villaggio, accompagnato dallo sguardo di Milagro che continuava a fissarlo, quasi volesse continuare quel battesimo di speranza di cui lei e la sua famiglia erano stati portatori. Per don Tonino quella sera fu davvero un “milagro” di speranza! Ecco, allora,  che il mio pensiero  corre veloce alle esperienze delle tante periferie del mondo e sento una profonda comunione con papa Francesco che, nella veglia di Pentecoste del 2013,  affermava: “la Chiesa deve uscire e  dirigersi  verso  le  periferie  esistenziali”,  cioè  verso  quei  luoghi  in  cui  il Vangelo è l’unica “esperanza por nuestra pobreza”.
Qualche domenica fa, in piazza S. Pietro, c’è stata una grande festa per la canonizzazione  di  Madre  Teresa  di  Calcutta  le  cui  mani  hanno  toccato  i tanti sacramenti dei poveri Cristo di questo mondo consegnando loro la dignità, il rispetto e l’amore di cui erano stati privati. Un giorno madre Teresa, per strada, raccolse con grande venerazione in un lenzuolo bianco una persona morente che, aprendo i suoi grandi occhi, le  sussurrò:  “Perché  lo  fai?”  .  Ed  ella   rispose  semplicemente:  “Perché  ti voglio  bene!”.  Ed  ecco  che  l’aquilone  della  speranza  agitato  nel  vento argentino, va ad unirsi all’amore di un servizio spassionato e gratuito. In  piazza  S.  Pietro  papa  Francesco  ha  affermato  che  tanta  gente,  anche tanti ricchi a cui madre Teresa faceva comprendere di essere responsabili di  tanta  povertà  e  degrado,  hanno  incontrato  la  piccola  missionaria albanese ma, come sostiene Enzo Bianchi, il priore di Bose, solo i poveri tra i poveri l’hanno veramente conosciuta e toccata.
Ecco,  cari  amici,  che  in  queste  periferie  del  nostro  piccolo  mondo, minuscolo  granello  nell’universo,  arriva  la  speranza  che  non  è  tanto  un concetto  da  approfondire  o  su  cui  riflettere  in  un  salotto  letterario,  ma qualcosa che balza fuori dai luoghi che sembrano i più infernali della storia. Dietrich  Bonhoeffer,  pastore  evangelico  ucciso  a  Flossenbürg  nel  1945, all’alba della sua impiccagione, si levò dalla baracca che condivideva con decine di deportati, si inginocchiò e si affidò al suo Dio. Gli occhi di tanti erano fissi su di lui, quasi a chiedersi come facesse una persona che sta per  essere  uccisa  a  non  disperarsi.  Ma  lui,  capo  chino  e  mani  giunte, riconosceva  nello  spazio  del  suo  cuore  il  Dio  che  “abbatte  i  potenti  e innalza gli umili”.2

Immagino che quella baracca, rifugio di povera gente che aspettava solo di morire, si illuminasse di una luce nuova e che quella gente sentisse nei pori della propria pelle, cosa significasse il colore della speranza “che non delude”.3
Ecco, allora, che la speranza non è qualcosa, ma Qualcuno da accogliere; è  Gesù  il  Risorto  che  viene  a  noi  e  che  può  compiere  in  noi  lo  stesso “milagro” che ha realizzato nei cuori di don Tonino Bello, di madre Teresa, di  Dietrich  Bonhoeffer,  liberandoci  da  quelle  paure  che  ci chiudono  agli altri e ci bloccano. Gesù  viene  a liberarci  da  varie  paure:  innanzitutto,  dalla  paura  di diventare persone vere, poi dalla paura di  perdere le cose, le tante cose che possediamo, da quella di sbagliare e di essere giudicati, dalla paura di dire  la  verità  o  di  dire  come  stanno  realmente  le  cose,  dalla  paura  di rischiare,  dalla  paura  di  dire  NO,  dei  chiari  NO  di  fronte  agli  errori  ed
orrori  della storia. Insomma, da tutte quelle paure che ci attanagliano, ci impediscono di essere liberi e ci chiudono alla speranza. L’incontro  con  Gesù  e  con  la  sua  Parola  viene  a  liberarci  dalle  chiusure interiori, di gruppo, di famiglia, verso gli estran ei e verso gli immigrati.
Attraverso  Gesù  possiamo  comprendere  che  la  speranza  che  cambia  le coordinate della  storia  sta  nel  creare ponti di prossimità, di perdono, di riconciliazione. Con Gesù scopriamo che Dio è di parte, sta dalla parte dei poveri e dei peccatori e comunica loro la speranza del cambiamento.
Stare con Gesù e assorbire la sua Parola significa cambiare prospettiva e vedere la nostra storia, anche la nostra Europa vecchia e decrepita, avere possibilità di riscatto anche se il nostro mondo è  diventato una polveriera e il nostro Mediterraneo una “pianura liquida”4 nella quale affogano tanti poveri cristo.


2 La descrizione degli ultimi momenti della vita di Bonhoeffer è tratta dal libro di H. Fischer-Hüllstrung,  medico  presente  all’esecuzione:  “Il  mattino  in  cui  Bonhoeffer venne impiccato”.
3 Cfr.: Rm 5,5:”La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.
4 Definizione di Fernand Braudel, storico francese (1902-1985)

La nostra è una “speranza che insiste” anche se:
1.  i  maggiori  leader  dell’U.E.  si  sono  formati  alla  scuola  delle  grandi imprese finanziarie che dominano le politiche nazionali e tarpano le ali ad una reale democrazia;
2.  la  corruzione  sembra  essere  diventata  un  habitus  normale  che, purtroppo, solo in Italia affama 5 milioni di famiglie;
3.  corruzione  e  collusione  sono  collegate  con  un  filo  ai  cosiddetti poteri  definiti  falsamente  “forti”,  meglio  “bacati”,  che,  in  un diabolico connubio, generano mafia e delinquenza;
4.  la politica ha perso la capacità di dare forma al futuro chiudendosi nel ristretto spazio del potere da conservare;
5.  nuove  pulsioni  identitarie  e  razziste  respingono  popoli  in  fuga  dai loro Paesi in fiamme.


Di  fronte  a  tante  immagini  raccapriccianti  che  spesso  ci  propongono giornali e televisioni (chi non  ricorda quella del piccolo Aylan approdato sulle spiagge turche scappando dalla guerra?), la gente si commuove ma non  si  muove  perché  le  manca  la  speranza  che  spinge  a  costruire “aquiloni  preventivi”  che  facciano  volare  alto,  liberando  da  zavorre  e appesantimenti del cuore.5


Aquiloni preventivi sono, innanzitutto, quel consegnarsi nelle mani di Dio attraverso la forza trasformante della preghiera, l’apertura e lo spirito di riconciliazione, le piccole condivisioni di sogni, di idee, di vedute nuove, di gesti,  di  denari  ed  infine,  continuare  insieme  il  cammino  di  crescita umana e spirituale.
Cari  amici,  utilizzando  un’immagine  cara  a  papa  Francesco,  Dio  non  si  “balconea”, cioè non rimane affacciato alla finestra vedendo le sventure degli uomini senza far niente. Dio non ha pregiudizi! Com’è  incoraggiante  e  foriero  di  speranza,  il  capitolo  3  del  libro dell’Esodo, in cui Dio “ha osservato la miseria del suo popolo”, “ha udito il
suo grido a causa dei suoi sorveglianti” e sceglie di liberarlo! Un Dio che viene a “scippare” in positivo degli schiavi dalle mani del faraone.


5  Aquiloni  preventivi  è  il  titolo  di  un  libro  pubblicato  nel  2003  dagli  amici  veneti
Nandino  Capovilla  e  Elisabetta Tusset sulla triste realtà  della condizione  del popolo
palestinese.

La speranza nostra nasce nel cuore del primo testamento da una voce che dal  roveto  ardente  parla  a  Mosè  perché  si  desse  una  mossa:  “Mosè  la terra che tu calpesti è sacra! Togliti i sandali da fuggiasco, sii un nomade
errante che libera gli altri da schiavitù. Muoviti! La tua  gente non ce la fa più a reggere, ha bisogno principalmente di capire, di riflettere, di parlare cuore  a  cuore  con  me  per  potersi  muovere  e  per  potersi  liberare  dalle catene. La tua gente è diventata come i mattoni che fabbrica, un oggetto impastato di argilla ed acqua… io quando vi creai e soffiai su di voi il Soffio di vita e di amore non vi ho sognato così! Il tuo popolo non si accorge che può  lasciare  le  sue  schiavitù  e  partire  con  i  sandali  della  speranza  e  la lucerna accesa dell’amore per la vita e attraversare il deserto del mondo e le sue aridità per arrivare alla terra promessa della pace e della giustizia non alla terra delle conquiste con guerre amare e sanguinarie”.6
Un mucchio di gente, non ancora popolo, viene dunque, chiamata a fare un cammino per passare da massa a popolo, per passare dall’ignoranza e dalle tenebre della morte alla via della pace e della giustizia. Ecco  che  il  Regno  di  Dio  viene  scolpito,  come  le  tavole  delle  10  Parole, perché Dio non venga interpretato come una parola vuota  e senza senso. Esso viene scritto col “dito di Dio” sulla pietra in attesa di essere scritto nei cuori da Gesù di Nazareth col suo stile di vita impastato di amore e di giustizia, di pace, nonviolenza e perdono, di chiarezza e dono di sé.
C’è  bisogno,  per  partire,  del  consenso  di  tutti.  C’è  una  traversata  da compiere  e  non  ci  si  può  prendere  il  lusso  di  essere  divisi,  di  litigare  e sprecare  energie  nel  separarsi.  Occorre  un  tempo  ed  un  processo  di
unificazione per muoversi. Dio  vuole  liberare  il  suo  popolo  (che  non  sa  ancora  di  essere  tale),  da un’economia  dei  mattoni  e  farlo  passare  a  quella  della  speranza,  della condivisione,  dell’affetto,  del  perdono,  della  manna  che  scende,  che  va suddivisa  e  che  non  deve  avanzare  né  essere  conservata,  perché ammuffirebbe.7 Per  fare  esperienza  di  speranza,  quella  vera  come  l’aquilone  che  volava sul  villaggio  di  Milagro,  occorre  investire  in  relazioni  umane  in  maniera autentica. La felicità nasce dal seme della speranza.


6 Cfr.: Es 3
7 Cfr.: Es 16,17-19.

“Per fare un albero ci vuole un seme …”, recitava  una vecchia canzone: in quelle parole c’è una coerenza e una chiarezza che portano a qualcosa di concreto. Quante volte, nell’Egitto della nostra società occidentale, i potenti che ci governano ci presentano piatti caldi fatti di investimenti in sicurezza? Ma  di  quale  sicurezza  parliamo?  Quella  dei  muri  che  separano  e respingono? Quanti se ne dovranno ancora innalzare? Basterà  quello  di  Calais,  alto  4  metri  e  lungo  un  Km,  che  lambirà  i  due tratti di strada che portano alla città del nord della Francia e  che costerà “appena, appena” 2,7 mln di euro? Quante armi ancora dovranno essere costruite ed esportate dovunque da mercenari  senza  scrupoli  ma  col  consenso  dei  paesi  di  provenienza  (la nostra Italia è al 4° posto nel mondo come esportatrice di armi)?8

E  poi  la  terminologia  “armi  leggere”  induce  a  pensare  e  a  cadere nell’equivoco  che  esse  siano  migliori  di  quelle  c.d.  “pesanti”.  Con  le leggere si ammazza meglio! Finiamola con buonismi  ed equilibrismi! Quante città, alla  luce di ingiusti ed assurdi eventi terroristici, dovranno conformarsi  a  nuovi  standard  di  sicurezza  che,  da  un  lato,  conferiranno una sorta di certificazione d.o.c. per “nuove città sicure” ma che dall’altro, riveleranno  ancora  più  chiaramente  la  paura  verso  lo  “sconosciuto”,  lo straniero, il diverso da me? Anche la Brexit è segno di una idea di speranza senza ali che, con sofferenza, abbiamo dovuto subire come europei ed in particolare i giovani.9


8  Cfr.  La  relazione  annuale  del  governo  sull’export  militare  italiano  2015  -  appena trasmessa al Parlamento e anticipata da Nigrizia  -  mostra un aumento del 200% per le autorizzazioni  all’esportazione  di  armamenti  il  cui  valore  complessivo  è  salito  a  7,9 miliardi  dai  2,6  del  2014.  Boom  verso  Paesi  in  guerra,  in  violazione,  attraverso  vari
escamotage,  della  legge  185/1990:  il  volume  di  vendite  autorizzato  verso  l’Arabia Saudita  è  salito  a  257  milioni  dai  163  del  2014:  +58%.  Cresce  il  ruolo  delle  banche, Unicredit la più attiva. Da “Il fatto quotidiano” art. di Enrico Piovesana, 4 maggio 2016.
9  Per non parlare dei c.d. T.T.I.P e quant’altro: ”Il profeta dell’Apocalisse descrive la Roma  Imperiale  come  la  BESTIA dalle  sette  teste  che  rappresentano  i  sette imperatori.  Anche  il  nostro  Sistema  economico-finanziario  è  una  Bestia  dalle  sette teste  che  sono  i  sette  importanti  trattati  internazionali  (NAFTA,  TPP,TTIP,  CETA,

 

Geremia, 7 secoli prima di Cristo, agli albori della chiamata di Dio, scriveva:


Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Che cosa vedi Geremia?
Risposi: “Vedo un ramo di mandorlo (in ebraico = shaked).
Il Signore soggiunse: “Hai visto bene poiché io vigilo (in ebraico = shoked)
sulla mia Parola per realizzarla”.10


Nella lingua ebraica c’è un gioco di parole tra la parola  “mandorlo” e “io vigilo”. Il  mandorlo  è  il  primo  albero  a  fiorire  in  primavera ,  che  rappresenta l’inizio  della  vita.  Il  ramo  di  mandorlo  è  detto  dagli  ebrei  “ramo  della vigilanza di Dio” che realizza la Sua Parola. Ecco  allora  che  si  apre  davanti  a  noi  un  cammino  meraviglioso  fatto  di mandorli che fioriscono in proporzione al nostro vegliare, al nostro aprire il  cuore  e  gli  occhi  sulla  realtà,  per  trasformarla  con  la  forza  della speranza.
Shalom benedicente!
p. Giorgio


Portici, domenica 25/09/16

Giorno del Signore, Signore dei giorni



TISA, CAFTA, ALCA), siglati per creare un mercato globale sempre più liberista sotto la spinta delle multinazionali e della finanza che vogliono entrare nei processi decisionali delle nazioni. I trattati che ci interessano più direttamente ora sono il CETA (Accordo Commerciale  tra  Canada  e  Europa),  il  TTIP  (Partenariato  Transatlantico  per  il commercio  e  per  gli  investimenti)  e  il  TISA  (Accordo  sul  commercio  dei  servizi)”,
Lettera di p. Alex Zanotelli del 28 luglio 2016. Per informazioni:www.stop-ttip-italia.net.
10  Ger 1, 11-12.

”Sotto l’ombra dello Spirito alla palestra di Gesù”


Carissimi e carissime, sono di ritorno  dalla terra del Santo.  Preferisco evitare la comune denominazione:
”Terra santa”, non avendovi trovato riferimenti che riportano a una santità in chiave di pace, riconciliazione, amicizia tra i popoli, anzi tutt’altro!
Diversi di voi mi hanno chiesto: ”cosa ti ha più colpito di  quei luoghi che hai visitato?”
Ebbene, come 22 anni  fa, ho provato una grande gioia interiore nell’essermi ritrovato nella casa di Maria di Nazaret, all’interno della Basilica dell’Annunciazione.


Ecco il testo di un bel canto che ho trovato su Maria:



Canto te, Maria”
Nella casa tua io canto a Te, Maria.
Prendi tra le mani Tu, la vita mia.
Accompagna il mio cammino verso Lui.
sulla strada che hai percorso Tu, Maria.
Tu che hai vissuto nella verità.
Tu, vera Donna della libertà,
dal cuore tuo l'amore imparerò
e, nel mondo, io lo porterò.
Resta vicino a me, Madre di Dio,
del tuo coraggio riempi il cuore mio,
solo l'ardore, allora, mi guiderà,
sarò luce per l'umanità.

 

Il “Chàire” dell’arcangelo Gabriele a Maria è risuonato fortemente in me. Ho potuto rivivere quei passaggi preziosi dell’Annunciazione di cui ci parla s. Luca.

“Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un  uomo  della  casa  di  Davide,  di  nome  Giuseppe.  La  vergine  si chiamava  Maria. Entrando  da  lei,  disse:  "Rallégrati,  graziata:  il Signore  è  con  te".  A  queste  parole  ella  fu  molto  turbata  e  si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse:  "Non  temere,  Maria,  perché  hai  trovato  grazia  presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà  grande  e  verrà  chiamato  Figlio  dell'Altissimo;  il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine" Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e  la  potenza  dell'Altissimo  ti  coprirà  con  la  sua  ombra. Perciò colui  che  nascerà  sarà  santo  e  sarà  chiamato  Figlio  di  Dio.  Ed ecco,  Elisabetta,  tua  parente,  nella  sua  vecchiaia  ha  concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile:  nulla  è  impossibile  a  Dio". Allora  Maria  disse:  "Ecco  la serva  del  Signore:  avvenga  per  me  secondo  la  tua  parola".  E l'angelo si allontanò da lei.
(Lc 1,26-38).

 

Maria,  piccola  Maria,  fanciulla  di  Nazaret,  vissuta con la sua gente, entra nella “stanza” del suo cuore, nelle sue profondità e incontra lo Spirito di Dio: un fascio di luce che, come un tepore primaverile, dopo un lungo inverno, la copre tutta e la riscalda. Ma  occorre  capire  con  la  testa  e  con  il  cuore; laddove  il  cuore  comprende  ed  afferra  subito, mentre la testa deve fare dei passaggi diversi  e, a volte,  impiega  più  tempo,  soprattutto  oggi,  per  noi occidentali, figli anche di un esasperato razionalismo che difficilmente ci fa abbandonare al canto del cuore e a quella fede di cui parla Gesù che fa trasportare le montagne…2
Ecco che un senso di timore  pervade Maria, tante domande vengono fuori  come  da  una  sorgente:  “Chi  sei?  Cosa  mi  chiedi,  non  capisco, qual è il senso di tutto ciò… voglio venirne a capo… com’è possibile?!? È tutto vero o sto sognando? Chi sono io perché stia accadendo tutto ciò? Cosa sarà di me, della mia gente? Che succede? Sto tremando!”
Com’è bello sentire l’umanità di Maria, le sue paure, i suoi timori, il suo giusto diritto a capire quello che sta avvenendo… nella sua vita…
e quello che sarebbe avvenuto in lei e per lei unita al suo popolo, alla sua gente! Mai distante e separata!
In Maria vediamo realizzarsi quell’oggi di Dio misterioso e nascosto nel  quotidiano.  Quei  giorni  feriali  che,  spesso,  possono  darti  noia, ansia,  preoccupazioni  sono  anche  forieri  di  novità  inaspettate…  di gioie che riempiono la vita per sempre.
I  vuoti di attesa  del cuore di Maria vengono riempiti da Dio che è gioia piena. Maria, tu sei allora piena di Grazia, cioè riempita da questa gioia della Sua Presenza che non ha termine. Questa gioia non è come quelle  effimere che portano spesso di nuovo a essere tristi, a tornare alla vita di sempre e sperare in qualche altra piccola gioia o surrogato di essa.
Il cuore di Maria è diventato anche il nostro cuore. Maria non è l’irraggiungibile, come recita un noto canto per le liturgie eucaristiche,  ma  la  raggiungibile,  la comprensibilissima  nella  sua


 2
"Gesù disse ai suoi discepoli: 'Abbiate fede in Dio!' In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lévati e  géttati  nel  mare,  senza  dubitare  in  cuor  suo  ma  credendo  che  quanto  dice  avverrà,  ciò  gli  sarà accordato.  Per  questo  vi  dico:  tutto  quello  che  domandate  nella  preghiera,  abbiate  fede  di  averlo ottenuto e vi sarà accordato." (Mc 11,22-24). "Gli apostoli dissero al Signore: 'Aumenta la nostra fede!'. Il  Signore  rispose:  "Se  aveste  fede  quanto  un  granellino  di  senapa,  potreste  dire  a  questo  gelso:  Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe." (Lc 17,5). "Non abbiate paura. Il Signore è con  voi.  Chiedetegli  un  fede  da  trasportare  le  montagne  e  da  sradicare  le  rocce,  fondata  sulla  sua potenza e sul suo amore...quella fede umile che commuove sempre il cuore del Signore. Ditegli spesso:  'lo non sono nulla, ma tu sei tutto... non posso nulla, ma tu puoi tutto". (ps Magdeleine)

ricerca del Dio nascosto, nel suo semplice desiderio di pregare con le cose  della  vita  di  ogni  giorno,  tra  le  mura  di  casa,  tra  quelle  della sinagoga,  tra  quelle  che  portano  alla  fontana  del  villaggio  ma soprattutto  tra  quelle  incontaminate  e  preziose  del  suo  cuore  di fanciulla, di donna e ora di madre. In  quel  Chàire  c’è  tutta  la  storia  di  un  popolo,  c’è  una  profonda profezia di gioia: gli antichi profeti avevano indirizzato il Chàire alla figlia di Sion, a Israele oppresso dai nemici…  anche a causa della  sua  “dura  cervice”.  Questo  popolo  sembra  che  avesse  un’attitudine marcata  al  non  ascolto,  al  non  avere  “orecchi  per  intendere”.  Ma nonostante  ciò,  non sarebbe  stato  sempre  così!  Infatti,  Lui, l’Altissimo si sarebbe preso cura di Israele ed avrebbe trasformato le sue sorti…  capovolgendo i potenti e i presuntuosi che credono di essere “padreterni” opprimendo e rapinando i poveri e gli indifesi.3

Sulla  bocca  di  Gabriele,  l’inviato  di  Jahweh,  ci  sono  delle  parole speciali che Maria riconosce:


Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele,e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!
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«Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore tuo Dio in mezzo a te
è un salvatore potente.
Esulterà di gioia per te,
ti rinnoverà con il suo amore,


3
C’è  un  giudizio  di  Dio  (“Giorno  del  Signore”)  afferma  Sofonia,  da  non  trascurare,  di  fronte  a ingiustizie, violenze, corruzione morale e ricorso agli idoli. Questo giudizio è esteso anche ai pagani che fanno del male al popolo d’Israele e mostrano una vuotezza e presunzione grande. Siamo tra il 640-609 a.C. al tempo del re Giosia il riformatore in cui mette in luce  la Parola che salva, la Parola che va accolta ed ascoltata quella che riporta all’unicità di Dio (2Re 22,8). Ci troviamo di fronte alla tradizione jahvista che evidenzia alcune parti del deuteronomio: come mettere in pratica leggi e norme, i comandamenti  per ritornare a Dio (cfr 2 Re 22). Menomale che ci sono alcuni giusti che
fondano  la  loro  vita  in  Dio…  a  costoro  è  indirizzato  l’invito  speciale  alla  gioia  in  Dio  e  alla trasformazione che solo Lui offre. Cfr Sof 3,11-18; Zc 2,14.

si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa». Un senso di serenità e di sicurezza inizia ad albergare in lei, sa di non  camminare  da  sola  nel  mondo,  sa  e  sente  con  chiarezza  chel’ombra  dell’Altissimo  è  con  lei.  Essa  conosce  la  storia  delle  donne d’Israele e di come siano state adombrate dalla potenza dell’Amore che  si  è  tramutata  in  coraggio,  dono,  accoglienza,  servizio spassionato per gli altri fino a rischiare la vita. Ora Maria è la donna che pur avendo conosciuto lo smarrimento, fa esperienza  della  stabilità  e  della  fermezza  di  chi  cammina, mettendosi in umile ascolto del proprio cuore, per capire dove deve dirigersi, anzi dove il soffio dello Spirito di ‘Adonai la condurrà. Sarebbe il caso di dire, non più:  “Va’ dove ti porta il cuore”, ma: ”Va’ dove ti porta la Ruach ‘Adonai: lo Spirito di Dio, Abbà. Sì,  perché il cuore di Maria dopo quell’incontro col Mistero, diventa come una vela soffiata  dal  vento  che  spinge  la  barca  della  Sua  vita  verso  mari  e porti inattesi.

Come sei bella Maria  in questo spirito di preghiera che non ti ripiega su te stessa ma ti fa aprire al mondo e alla vita. Anzi tu non preghi: sei diventata preghiera!
Come  sei  bella  Maria  in  quella  tua  casa che,  come  tutte  le  altre  case,  è provvista  di  un  piccolo  vano  adibito  a stalla,  deposito,  dove  magari  tante donne  cercano  con  affanno  di  riporre oggetti  e  quant’altro,  per  mettere ordine  in  casa, lottando  con  tenacia, facendola tornare sistemata e pulita.4


4
O quale donna, se ha  dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca  attentamente  finché  non  la  ritrova? E  dopo  averla  trovata,  chiama  le  amiche  e  le  vicine,  dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta (Lc 18,8-9).


Lì, in quel luogo in penombra, dove si tenevano anche gli animali come capre,  buoi  ed  altre  suppellettili…  lì  avviene  l’incontro…  non  in sinagoga, non in Gerusalemme, al Tempio degli antichi splendori, ma lì in quella casa a Nazaret.La  cupola  della Basilica dell’Annunciazione che sovrasta oggi la piccola casa di Maria, è a forma di calice di fiore capovolto che filtra la luce. Dal calice dei fiori prende il nome Nazaret 5, insignificante agli occhi dei potenti di quel tempo ma non a quelli di Dio ‘’Rachamim’’.6

Appena arrivato a Nazaret, alcuni segni mi ritornano alla memoria del cuore:  la voce di una mamma  che chiamava la propria figlioletta per nome:  ”Miryam”,  “Miryam”,  quasi  un  benvenuto  per  me  in  quella piccola  zolla  di  terra  della  Palestina,  nella  quale  ha  vissuto  tra  le tante Maria, anche lei: la semplice e silenziosa Miryam, la madre di
Gesù.  Ma  ancor  più  sorprendente  per  me,  appena  atterrato  con l’aereo  a  Tel  Aviv,  la  voce  di  un  fanciullo  che  chiamava  il  proprio padre:  “Abbà,  Abbà”…  non  riusciva  a  prendere  la  sua  valigia,  tra  i tanti bagagli scaricati, appariva spaventato! Fa  una  certa  impressione  sapere  che  questa  stessa  parola  ‘abbà’, pronunciata  da Gesù  in  famiglia,  sarà  poi  rivolta  da  lui  un  giorno, unicamente all’Abbà celeste. Piccoli dettagli che a me dicono molto.7

In questa casa di Maria, nasce e cresce il Mistero della vita…  c’è un antichissima testimonianza incisa  nella pietra,  lì  nei pressi, risalente ai primi secoli: “Chàire Maria”! Un TVB di un antico pellegrino sulle orme  della  famiglia  di  Nazaret,  il  quale  desiderava  che  anche  altri sapessero di questo luogo, agli albori della fede.


5
Nazer= germoglio che gioca con la parola Nazir= nazireo e facilmente si può arrivare alla parola Nazaret.
6
Is 11,1: del futuro Messia si dice: “ Uscirà un virgulto dal tronco di Jesse e un germoglio (neser) dalle  sue  radici  fiorirà ”.  Inoltre:  "Si  dimentica  forse  una  donna  del  suo  bambino,  così  da  non commuoversi  per  il  figlio  delle  sue  viscere?  Anche  se  queste  donne  si  dimenticassero,  io  invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato (tatuato) sulle palme delle mie mani" (Is 49,15s). "Anche se i  monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia" (Is 54,10).
7
Mc 14,36; Rm 8,15.

Quando tu Maria, dopo l’incontro col Mistero di Dio Amore, sei salita al piano superiore, avevi il cuore pieno di gioia e contenevi il segreto motivo  per  il  quale  noi  siamo  qui  oggi.8


Il  tuo  sì  divenga  anche  il nostro, il tuo “si faccia di me secondo la Tua Parola”, divenga anche il nostro sincero e spassionato aderire alla chiamata del Padre. Il  ritornello di un canto mi viene in mente: “Noi ti cantiamo beata, gridiamo ancora  il tuo «sì»,  i fiori  sbocciano  ancora  e Dio con loro tra noi”…
Ed ancora, la canzone di De André:


E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.
Sai che fra un'ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.
Ave Maria adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.
Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.

Allora insieme, come Chiesa in cammino, preghiamo:
”Rallegrati Maria, chiamata per Grazia, il Signore è con te”. Quest’anno  Maria,  vogliamo  seguire  tuo  Figlio,  speriamo  in  una maniera più spedita, lungo le nostre strade e ti chiediamo, per quella profonda comunione dei Santi che ci circonda e per quel mistero di servizio  profondo  ed  efficace  che  hai  reso  alla  Comunità  degli


8
Questo andare al piano superiore mi riporta a quel piano superiore di cui parlerà poi Gesù ai suoi discepoli, il luogo per celebrare la Pasqua: Mc 14,15.

apostoli riunita dopo la Resurrezione  del Tuo Figlio, di sostenerci a correre verso gli altri con Cristo. Vogliamo andare alla Sua “palestra” per allenarci e per esercitarci ad essere sempre più Lui, l’instancabile pellegrino che ha percorso città e  villaggi con passione e forza…  conoscendo  da cima a fondo tutta la Palestina.  Il  suo  è  stato  un  continuo  allenamento  per  vivere  del Padre- Abbà.9


S. Paolo scrive: “Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma  uno  solo  conquista  il  premio?  Correte  anche  voi  in  modo  da conquistarlo! Però  ogni  atleta  è  temperante  in  tutto;  essi  lo  fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio il pugilato, ma
non  come  chi  batte  l'aria, anzi  tratto  duramente  il  mio  corpo  e  lo trascino  in  schiavitù  perché  non  succeda  che  dopo  avere  predicato
agli altri, venga io stesso squalificato.” La  vita  cristiana  non  consiste  tanto  nell’imitare  Lui,  i  suoi atteggiamenti o comportamenti, ma piuttosto nel  tendere a crescere
in  Lui  per  diventare  Lui…  il  nostro  è  un  cammino  meraviglioso  di cristificazione per un’umanità rinnovata. Noi allora, quest’anno, ci renderemo disponibili ad offrire la terra del nostro cuore a Dio, come ha fatto Maria: “Avvenga di me quello che hai detto” … il resto lo  farà il soffio dello Spirito, l’ombra del Suo
Amore, l’ombra delle “ali Sue”.10

Un abbraccio benedicente
p. Giorgio

A Portici, dopo il ritorno dal “santo viaggio”, 24 agosto 2015, festa di s. Bartolomeo apostolo.


9
Il  termine  palestra  ci  richiama  un  luogo  in  cui  si  pratica  dello  sport;  un  luogo  in  cui  si  fanno
esercizi per sviluppare delle attitudini, per educare il corpo, la persona.
10
Sl 90

P.S.: avrei voluto scrivere tante altre cose sul pellegrinaggio… spero di incontrarvi per parlarvi e comunicarvi il vissuto e per dirvi delle tante situazioni della terra di Gesù. In particolare, ciò che più mi ha fatto soffrire, è stato il clima di tensione che c’è in Israele:
1.  Armi  dappertutto,  700  Km  circa  di  muri  innalzati  (di  8  mt  c.a), intorno alle città palestinesi, oramai ridotte sempre più ad “un resto d’Israele” rispetto al 1948 e al 1967.
2. Filo spinato dappertutto: l’industria italiana alla quale alcuni anni fa sono stati commissionati Km e Km di filo spinato, ha registrato un trend sbalorditivo dei propri affari.
3.  Esercito  presente  dovunque,  in  gran  maggioranza  costituito  da ragazzi tra i 18 e i 20 anni, (si prestano 3 anni di servizio militare).
4. Insediamenti di coloni  israeliani nelle città palestinesi, strade che diventano  private,  ad  uso  esclusivo  dei  coloni  e  quindi  non  più utilizzabili da parte dei palestinesi.
5. Clima di terrore diffuso.
6. Armi giocattolo in vendita su bancarelle e presso negozi. Le stesse tra  le  mani  di  bambini:  “oggetti  normali”  per  coloro  che  un  giorno saranno addestrati alla guerra. “Si vis pacem, para bellum”. Solo è da capire cosa significhi pace.

Come vi sentite ora?
Così  mi  sono  sentito  io:  catapultato  dal  clima  della  casa  di Nazaret sulle strade della vita di oggi…
… ma non si offuschino le coscienze e rimanga accesa la speranza!
Buon cammino di speranza a tutti voi.

 

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