“Se sarete quello che dovete essere, incendierete il mondo!”.(Giovanni Paolo II riprendendo S. Caterina da Siena)

Bruciati dal fuoco d’Amore!

Carissime famiglie,

scriveva p. Davide M. Turoldo, poeta, generoso sacerdote friulano: ”Donaci o Signore un cuore in fiamme”. La festa di Pasqua è tendere verso un cuore nuovo che rende bella la vita degli altri.

La notte tra il sabato santo e la domenica di Pasqua la Chiesa sparsa nel mondo, celebra la Veglia pasquale. Ciò che mi colpisce di questa celebrazione è il gioco delle luci. Stupendo il passaggio del Cero grande, che rappresenta la luce di Cristo nella notte del mondo, dal quale vengono generate piccole fiammelle che rappresentano la nostra vita alimentata dalla Pasqua che è Lui.

Mirabile il passaggio dal buio della notte del male, dell’odio, del peccato, alle piccole luci poste tra le nostre mani, che illuminano progressivamente all’avanzare del grande cero della Pasqua, la chiesa per intero.

Il segreto è tutto lì: attingere al fuoco “energizzante” del messaggio evangelico che brucia impurità e male e dona carica di vita.

La Pasqua è sperimentare l’importanza, senza fermarsi e mettere i remi in barca, di continuare il proprio cammino, come Gesù che non si è mai tirato indietro.

Una malattia di oggi invece, sembra essere l’apatia che blocca e demotiva. Tanti si chiedono se vale la pena fare il bene, se è giusto continuare ad impegnarsi, tanto non cambia niente. Il male sembra manifestarsi con forza e violenza sempre di più.

S. Paolo più veniva perseguitato, deriso, invitato a tacere, più si fortificava e diventava determinato: “Salpando da Troas, puntammo dritto su Samotracia, e il giorno seguente su Neapolis;  di là ci recammo a Filippi, che è colonia romana e la città più importante di quella regione della Macedonia; e restammo in quella città alcuni giorni” (At 16, 11).

Diceva S. Caterina da Siena: “Se sarete quello che dovete essere, incendierete il mondo”. Questo è il punto di forza per affrontare e superare i momenti di fragilità e fiacca: sentire forte dentro di noi la presenza di Dio e la Sua chiamata. Non siamo soli a lottare e ad affrontare le difficoltà della vita ma è Lui, Gesù morto e risorto per amore, a starci a fianco. È Lui che ci chiama e ci trasmette la forza giusta per vivere ed agire nel bene. Rispondere a questo grande amore diventa in noi linfa, capacità di generare sogni e mai spegnerli. Ecco un modo nuovo di vivere la Pasqua nella nostra vita. Perché una piccola luce può generare molti passi e scelte “accompagnate ed ispirate” da Lui.

Quando ti accorgi che le cose le fai e vivi non per te ma per gli altri, non per metterti in mostra o per interessi personali, ma perché senti nell’anima che è giusto e nobile fare così e questo ha senso per te, stai sulla buona strada della Pasqua. Quando agisci con serenità evangelica e una cosa la fai perché se non la facessi gli altri sarebbero privati di quel piccolo contributo di amore, quando la coscienza non ti rimprovera nulla, ecco che allora stai sul “giusto cammino per amore del Suo Nome” con la compagnia del Risorto.

L’augurio è che la luce della Pasqua brilli sempre più in te e da te si estenda sempre più agli altri.

Buon cammino di Pasqua!

p. Giorgio, p. Albert, diacono Gianluigi e l’équipe pastorale

                                             “Un Samaritano che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide e ne ebbe compassione.” (Lc 10, 33)

Cenere in testa e acqua sui piedi

Carissime famiglie,

mercoledì 6 ha inizio la Quaresima. Un tempo speciale di grazia e di amore che si snoda a partire da un segno inconfondibile: le ceneri che vengono poste sul capo di ciascuno di noi e l’acqua che viene versata sui piedi da Gesù ai suoi discepoli prima dell’ultima cena, il giovedì santo.

La quaresima è un’occasione per riflettere, pregare e vivere con gli altri.

Riflettere: è importante farlo! “Un’anima senza riflessione e senza pensiero, è simile a una casa disabitata che cade in rovina”. La riflessione ci avvicina agli altri e ci aiuta a comunicare e a diventare persone vere e profonde.

Pregare: “cuore a cuore ti parlerò” è ciò che Gesù vuole fare con ciascuno di noi, con la Sua parola che rimane per sempre. Parola di vita e di amore. Lui sta nel profondo del nostro essere. Ascoltiamolo. La preghiera ci porta ad amare, a superare odi e rancori e volerci più bene.

Amare: un cuore che ama non teme ma è sereno e gioioso. Amare è come avere lenti speciali per vedere chi sta intorno a noi nella sua inquietudine e verità. Esercitiamoci ad amare come ha fatto il buon samaritano nella breve ma incisiva parabola raccontataci da Gesù.

Il samaritano vede un uomo in difficoltà. Non si fa domande. Si ferma e fa comunione con lui. Lo ascolta senza che il ferito parli, si prende cura di lui senza che la persona ne facesse richiesta, perché la richiesta la leggeva nel corpo della persona in se stessa. Per comunicarci vita e serenità, occorre aver vagliato “pensieri, parole ed opere” facendoli passare attraverso la nostra coscienza e lasciandoci illuminare dalla Parola di Dio e dal confronto con gli altri.

Ben 10 verbi de­scrivono le tappe dell’amore verso gli altri:

1 - lo vide                                4 - scese                    7 - caricò

2 - si mosse a pietà                  5 - versò                    8 - lo portò

3 - si avvicinò                          6 - fasciò                    9 - si prese cura

10 - pagò: al mio ri­torno salderò...

«Va’ e anche tu fa’ così». (Lc 10,25-37)

Scegliere un’azione significativa alla luce di questi semplici verbi “amare” può essere un buon itinerario di questa quaresima.

Buon cammino nell’Unico Amore di Dio.

p. Giorgio, p. Albert, diacono Gianluigi e l’équipe pastorale

Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme” (Lc 19, 28)

Camminiamo insieme

Carissime famiglie, buon anno di pace dinamica.

Infatti la pace non è fatta per riposare “in pace” ma per vivere felici in comunione con gli altri. Essa deve essere come un profumo che si diffonde. Se un filosofo affermava che “l’inferno sono gli altri”, noi tutti, invece, in questo mese vogliamo riflettere sull’importanza di considerare la pace come un sentiero da percorrere insieme verso una meta chiara e precisa.

Tanti di noi si stanno esercitando. Infatti, domenica 2 dicembre scorso, con tantissime persone, siamo andati a Sessa Aurunca, presso il bene confiscato alla camorra, ora a disposizione di tutti, chiamato: “Al di là dei sogni”. È stata una meravigliosa giornata vissuta nella gioia e nella fratellanza. C’eravamo tutti: dai più piccoli ai più grandi, padri, madri, nonni, giovani e meno giovani. Nel cuore di tutti la gioia dello stare insieme per imparare a resistere e a impegnarsi nella società di oggi con la luce che viene dal Vangelo. La consegna del Vangelo a più piccoli della Comunità è stato un momento commovente, ricevevano il Vangelo avendo le mani bene aperte, mentre il piccolo e prezioso volumetto, veniva lanciato dall’alto, cadendo tra le loro mani. “Fatene tesoro!” è stata la parola chiave.

Abbiamo appreso un nuovo verbo: resistere. Se siamo stati accolti in quella bellissima masseria è perché c’è stato un piccolo gruppo di persone che ha lottato, anni fa, restando lì per circa quattro mesi, dormendo in sacco a pelo, dopo che la camorra aveva distrutto il lavoro di ristrutturazione che avevano intrapreso. Lentamente i frutti della pace si sono visti e li abbiamo visti. Camminiamo insieme allora, con Cristo nostro pastore affinché il nostro muoverci non sia un girovagare senza senso ma un procedere verso una meta, vero la meta. Spesso facciamo cose, tante cose, con agitazione e senza senso, non individuando quelle necessarie, quali l’amicizia, l’amore, la fraternità, la fede che si alimenta alla Parola di Dio, non separando quelle importanti e da quelle inutili.

Invece “Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme”. Nella Sua vita Gesù aveva una meta verso la quale tendeva con tutte le forze: fare la volontà del Padre, dare testimonianza di questo amore forte, mettendosi al servizio degli altri con grande compassione e scoprendo con gli altri il miracolo della vita fraterna.

Andare verso Gerusalemme ha significato, per Lui, dare tutto di sé agli altri con amore. Questo sogno lo ha coltivato un poco per volta, assieme ai suoi discepoli con i quali andava per città e villaggi diffondendo il seme della parola del Padre.

Anche per tutti noi c’è una chiamata speciale da scoprire per vivere con gli altri. Con questa chiamata si chiarifica la nostra vita, non cadiamo nella confusione e nello smarrimento muovendoci verso la meta. Un giovane che aveva tentato di togliersi la vita scrisse: “datemi un senso e vivrò”!

Auguriamoci allora di trovare in noi la chiamata del Padre, ciò per cui siamo stati messi al mondo. Buon cammino di pace. E che vinca la vita, senza escludere nessuno!

p. Giorgio, p. Albert, diacono Gianluigi e l’équipe pastorale

Allora il Signore disse a Caino: dov’è Abele, tuo fratello?” (Lc 19, 28)

Tocca le corde del cuore!

Carissime famiglie,

nel mese scorso, abbiamo riflettuto insieme sull’importanza di resistere in questi tempi di crisi del cuore dell’uomo, camminando insieme verso una stessa meta: il bel Regno di Dio. Stiamo percependo, da più parti, che occorre passare dal dissenso o dalla mentalità diffusa e appariscente dei consensi, al senso del vivere bene in armonia con gli altri e con Dio.

Questo mese di febbraio è dedicato alla vita nella sua pienezza e, in particolare, alla vita nel grembo della madri. Vogliamo dunque riflettere insieme sull’importanza del dono della vita a livello familiare, tra amici, conoscenti, tra persone che incontriamo giorno per giorno… “persone, persone, persone”…

Spesso capita che la gente ha paura di vivere una vita pienamente felice e non interviene quando dovrebbe pronunziarsi, dire la sua, fare verità sulle cose della vita, su quelle che non passano, su quelle importanti, che, come perle preziose, restano per sempre.

Occorre conservare sane e serene relazioni con gli altri, rinsaldare vecchie amicizie aprendosi alle nuove, coltivare la conoscenza di belle persone, nutrire la propria affettività e irradiarla intorno a noi. Che grande sorgente di ossigeno vitale!

Per comunicarci vita e serenità, occorre aver vagliato “pensieri, parole ed opere” facendoli passare attraverso la nostra coscienza e lasciandoci illuminare dalla Parola di Dio e dal confronto con gli altri.

Entrare nella realtà delle nostre vite, significa rinunciare a teorie fumose e senza senso. Fare verità, come Cristo, significa accogliere l’invito di s. Paolo: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri” (Rom 12, 15). Nessuno è maestro, ma sbagliando s’impara. L’importante è non demordere, diventando rinunciatari e pessimisti. Diamoci delle chances!

È bello sentirsi parte di un tutto che è la nostra umanità, fragile e ricca nello stesso tempo. Mai sentirsi superiori agli altri. È opportuno, allora, mettersi in gioco nelle relazioni umane affrontando la vita con coraggio e passione.

E tu da che parte stai?

Buon mese di luce e grazia nell’incontro con gli altri.

Con affetto ti salutiamo

p. Giorgio, p. Albert, diacono Gianluigi e l’équipe pastorale

“E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che usciva da lui,
si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?» ” (Mc 5,30)

Piedi per terra e sguardo al cielo!

Carissima famiglia,
bellissima l’esultanza di san Giovanni, l’evangelista, il quale scrive nel suo Vangelo: ”…e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”!

A me colpisce l’espressione: “IN MEZZO A NOI”!!!

Nel treno della Circumvesuviana diretto da Napoli verso Portici, un papà pakistano che conosco, viene aggredito, offeso, vilipeso senza un perché. È seduto come tutti coloro che rincasano dopo una giornata di lavoro. Una donna lo difende cercando con intelligenza viva e con coraggio di fermare la persona che continua imperterrita con i suoi epiteti volgari. La donna l’avete certamente vista in tv. Ha testimoniato la possibilità di superare la barbarie che può prendere tutti, con un amore per gli altri che compromette. Gesù era lì, in vesuviana, “IN MEZZO A NOI”. L’uomo “IN MEZZO A NOI” aggredito chi è?... È un papà sereno e impegnato a fare lavori di assistenza a persone anziane di notte e di giorno, senza badare a fare sacrifici per amore e per guadagnarsi da vivere. Sì, perché custodisce la sua piccola famiglia. Una grande dignità lo avvolge, trasmettendo un’aura di rispetto e di benevolenza intorno a lui. Tempo fa venne da me a chiedermi se poteva assistere qualcuno, essendo morta la persona presso la quale svolgeva il suo servizio d’amore.

L’estate scora, a Portici, Alan, giovane adolescente, mentre si allenava  sul lungomare, è stato offeso da due persone di mezza età, con parole che diventano come un coltello che ti entra nella carne: “Pecché nun te ne vai? Non c’è lavoro qui. Mo’ voglio veré comm a miett’ nomm… cu chist ch’è sagliut”. Il ragazzo è “IN MEZZO A NOI”, è stato accolto circa 10 anni fa, assieme ad altri due suoi fratelli, da una coppia della nostra Comunità. La loro storia nasce in Brasile e continua con amore qui, “IN MEZZO A NOI”!

“IN MEZZO A NOI” succedono tante cose.

Il mistero del Natale è scorgere qui ed ora Gesù che è venuto 2000 anni fa, viene oggi e verrà alla fine dei tempi a stare per sempre “IN MEZZO A NOI”.

Abbiamo bisogno urgente di dare a Cristo ospitalità dentro di noi e in mezzo a noi, per evitare di prendere abbagli e cadere nelle trappole oggi fin troppo frequenti di odio, inimicizia, rancore, ignoranza, disinformazione.

Il Natale è luce, grazia, gioia che passa attraverso tutti i pori, è darsi e dare opportunità, è festa di speranza, è un appuntamento specialissimo con DIO-AMORE che viene ad inondarci,  come l’acqua che lambisce la riva sempre e comunque, per offrirci la possibilità di rinascere in noi attraverso la nostra umanità.

In questo Natale vogliamo cercare informazioni vere per lasciare definitivamente notizie false, gossip e quant’altro che ci allontanano, creando solo diffidenza?

Lampedusa significa piccolo lampo, piccola luce;
Riace significa fiumicello.

Se comprendiamo questi piccoli segni di luce e di acqua necessari alla vita e tanti altri che giorno per giorno ci arrivano,  potremo incamminarci veramente verso Gesù di Nazaret, nato a Betlemme di Giudea.

Auguri di cuore e di buona nascita in Lui, affinché sulla zattera della vita ci sia spazio per tutti.

p. Giorgio e p. Albert, diacono Gianluigi e l’équipe pastorale

Comunicazioni di p.Giorgio